LA PSICOANALISI E PSICOTERAPIA SECONDO ME

02.07.2026 16:54

Dopo oltre 50 anni di esperienza sul campo della psicoanalisi, psicoterapie e psichiatria ho una mia opinione personale sull’intera materia

breve sunto

Abbiamo ben chiaro che oltre il 90% dei nostri pensieri proviene da istinti, condizionamenti inconsci familiari e culturali, caratteristiche specifiche genetiche (archetipi) e persino da “pulsioni” metafisiche e paranormali” (le ubichiamo nel Sè o coscienza individuale).

 

Le sempre più diversificate forme di PSICOANALISI e PSICOTERAPIA cercano di incanalare le personali caratteristiche esistenziali entro DUE scelte strategiche differenti ed a volte complementari:

1-adattare l’individuo alla collettività

2-Far emergere le attitudini individuali indipendentemente dalle aspettative altrui

 

Ma differenziamo due fasi dello studio della propria mente

1-Analizzare le caratteristiche mentali del singolo individuo e questo ambito è prettamente PSICOANALITICO (include consapevolezza, accettazione, misura dei propri limiti etc..)

2-Affrontare CAMBIAMENTI e solo questa è la PSICOTERAPIA EVOLUTIVA poiché solo nei cambiamenti avvengono modifiche esistenziali importanti

 

A mia esperienza esistono 3 contesti psico\esistenziali

 

1-VIVERE NEL PASSATO, la propria cultura familiare e sociale, i traumi e i divertimenti, i ricordi della propria infanzia. Questo è il TERRENO su cui si forma l’esperienza primaria in ciascun individuo da sempre e per sempre. Persino se venissimo al mondo tramite una provetta di laboratorio, avremmo comunque a che fare con condizionamenti durante i primi anni di vita . Se nasco nella foresta o in una campagna o una megalopoli; se ricevo condizionamenti repressivi o permissivi; se sono ricco o povero ; se ho una genetica da leader o fragile, se ho avuto patologie o no . Tutto ciò costituisce il bagaglio di “avviamento alla vita” noto come INCONSCIO. Aggiungiamo le caratteristiche GENETICHE individuali che sin dai primi giorni guidarono il nostro comportamento (attitudini, difficolta, salute etc..)

Quando il pensiero dell’individuo resta fermo in questo PASSATO principalmente INCONSCIO si stenta a impegnarsi nel proprio presente e ancor più nel futuro. Il passato è un mondo conosciuto, bello o brutto che sia, in cui ci si mmuove con massima competenza ed esperienza; perché rischiare il presente o, peggio ancora, il futuro? .iN PRATICA QUESTO CONTESTO RACCHIUDE (NEL BENE E NEL MALE) la personale “CONFORT ZONE”ove in ogni caso risiedono le proprie abitutidi, conoscenze e competenze esistenziali

Il lavoro del terapeuta qui si centra sul comprendere ed eventualmente decidere di accettare di vivere il meglio possibile entro questa “zona di conforto abituale” senza voler andare oltre.

 

2- VIVERE NEL PRESENTE:”confort zone”. Le opportunità migliorative (che mi consentono di sopravvivere e darmi possibilità esistenziali) sono qualcosa che ciascuno tende ad acquisire ed utilizzare (lavoro-passioni-attitudini-doni naturali-professione-agevolazioni economiche e rango sociale ) già dopo la pubertà.Alcuni hanno dei doni sin dall’infanzia ( cantante, uno scrittore, pittore, musicista, ballerino, atleta, studioso etc..) mentre la maggioranza di noi acquista capacità utili progressivamente. Queste condizioni acquisite Culturalmente e strategicamente sono veri DONI che aiutano a gestire con più energia la vita quotidiana; sono dei “MEZZI UTILI “ per vivere la propria vita. Sono MEZZI E NON il FINE della personale esistenza poiché questa esiste negli eterni cambiamenti della realtà.Quella che i Greci chiamavano “panta rei”

Un Inganno nel voler restare sempre in questo stato “esistenziale” è identificarsi con la propria vita partendo dal presupposto che “fin che dura fa verdura”. Il buddismo lo definisce :”l’inganno della settima coscienza”. TUTTA LA REALTA’ DIVIENE GESTIONE DI POTERE DEL PROPRIO RUOLO.Un metaforico castello da proteggere da tutto e tutti e, al contempo, isolandosi da tutto cio che è fuori delle mura

In questo contesto la psicoterapia è analisi e riflessione sul cosa è meglio fare per ciascuna specifica situazione

 

3-CERCARE UN FUTURO Solitamente quando le due precedenti fasi sono state sufficientemente elaborate dall’individuo, e comunque in alcuni individui predisposti, questi sentira irrefrenabile il bisogno di SCELTE INNOVATIVE .

E’ in questo stato mentale che oltre a vivere cerchiamo di USARE LA VITA per scopi trascendenti, sia personalmente sia per il sociale.In questo contesto inizia il “libero arbitrio”ovvero il vivere oltre i condizionamenti personali

Questa fase , teoricamente diritto di tutti i viventi, genera gli esploratori, i ricercatori, i rinnovatori; quelli che in alcune sedi vengono definiti come NEOTENICI.

Non mi riferisco ad eccessiva ambizione (sostenuta da esigenze di ulteriore autoaffermazione) ne a situazioni “bipolari” (ove l’ eccitazione ha funzione compensatoria) ma ad un costante e naturale bisogno di migliorare la vita degli esseri umani e della natura (da cui comunque proveniamo). Questi individui non vogliono mai danneggiare gli altri ne l’ambiente e cercano di rendere il mondo solo migliore

Il terapeuta in questo contesto oltre ad avere saggezza e senso di realtà potrà solo accompagnare l’individuo in scelte che resteranno comunque personali

 

Una metafora è il villaggio nella foresta: alcuni non escono mai della case rassicuranti, altri esplorano prodentemente piccole zone della foresta ed alcuni vanno in esplorazione per esigenza personale

 

In tutti e 3 i contesti ogni singolo individuo cerca la propria strada (entro la propria cultura, abitudini, genetica, scelte etc..) e il “terapeuta è sempre e solo un suggeritore di potenziali scelte decisionali

 

Versione ANTROPOLOGICA della psiche umana

Siamo una specie da “branco” (se preferiamo clan,famiglia, gruppo, appartenenza partecipativa etc…) e il partecipare per noi è essenziale generando 4 possibili situazioni antropologiche:

ISOLATI (non apprendono da nessuno ed hanno il massimo rischio esistenziale) ; AMMAESTRATI (esageratamente adattati alle aspettative altrui) ; ADDOMESTICATI ( integrati nel proprio contesto) AUTOREFERENTI (vivono le proprie attitudini pur nel rispetto degli altri)

 

Anche in questi 4 contesti prettamente genetico-antropologici (leggere ricerche di Dmitri Belyaev )IL terapeuta deve restare un accompagnatore\suggeritore evitando sempre (Freud docet) di divenire un “maestro di vita”